RE, Hortus Conclusus

Hortus Conclusus – mostra personale di RE a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci – è l’evento che sabato 26 maggio alle ore 18:00 inaugurerà il nuovo spazio culturale FACTO di Montelupo Fiorentino. Nell’innovativa struttura – destinata al coworking artistico e culturale – sarà allestito il percorso espositivo che approfondisce il tema del “giardino recintato”. Dieci le opere create da RE con la particolare pratica pittorica del reverse on glass, tecnica divenuta un “marchio di fabbrica” della sua cifra stilistica.  

A caratterizzare l’allestimento sarà l’installazione site specific In Eden, così concepita dall’artista: “Trame e decorazioni floreali – diffuse nello spazio espositivo – suggeriscono la presenza prorompente della natura che, in analogia con il luogo, crea una scenografia surreale. L’utilizzo degli interni di uno spazio artificiale “nudo” adornato da decorazioni quasi barocche, realizzate con  fiori e foglie, identifica il luogo come materializzazione di uno spazio interiore da coltivare e curare. La polvere di ceramica – che completa le decorazioni – essendo dello stesso colore della pavimentazione presente, funge da prosecuzione “spaziale”, unendo il piano orizzontale (materia) da quello verticale (spirito). 

Scrive la curatrice Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci nel testo critico della mostra “FACTO si veste così dei fiori misti alle foglie che RE porta dalla sua Sicilia, di quei profumi che si legano inscindibilmente ad una commistione di polveri di ceramica, vera, indiscussa ed eccellente regina di Montelupo Fiorentino.  La profumata Sicilia si mischia ad una toscanità prorompente e autentica, grezza, concettualmente ibrida quanto formalmente è ibrida l’arte di RE, fatta di ritrovamenti, di scoperte, di regali del luogo (ne sono esempio i supporti impregnati della sua pittura), della genuinità del “thauma”, la meraviglia che genera la scoperta”.

La mostra di RE inaugura FACTO, il primo art-coworking in Toscana, i cui spazi espositivi sono affidati alla direzione artistica di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci.

Dopo la mostra Condizione curata da Roberto Baciocchi all’Elephant Paname di Parigi, la partecipazione alla collettiva Empatia alla Galleria Triphè di Roma a cura di Maria Laura Perilli, alla BIAS – Biennale Internazionale di Arte Contemporanea Sacra e delle Religioni dell’Umanità a cura di Chiara Modica Donà delle Rose all’Hotel Metropole di Taormina e al Trasformatorio – Fourth International Lab for Experimental and Site Specific Arts diretto da Federico Bonelli – dove realizza le opere reverse on glass site-specific Tesoro da Custodire e Giampilieri Maggio 2018 –  RE continua a esplorare spazi espositivi innovativi e luoghi ricchi di suggestioni e fermenti culturali.

RE

Hortus Conclusus

a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci

FACTO

Via XX Settembre, 34
50056, Montelupo Fiorentino (FI)

26 maggio – 26 luglio 2018

Inaugurazione: sabato 26 maggio ore 18:00

Orari mostra: lun – ven; ore 09:00 – 19:00

Ingresso libero

Organizzazione generale: FACTO

Allestimenti: Associazione Culturale Siddharte

Coordinamento: Giuseppe Morgana

Testo critico: Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci

Referenze fotografiche: Archivio RE

www.factoassociazione.com

www.re-artist.eu

www.siddharte.com

EMPATIA alla Galleria Triphè

La Galleria Triphè presenta la sua prima collettiva dal titolo Empatia. Con le opere in esposizione si vuole tentare una lettura dell’arte distaccata da aspetti talvolta autoreferenziali e narcisisti, per approdare ad uno scambio e ad una condivisione emozionale sia sul piano figurativo che concettuale.

L’arte prova a proporsi come strumento teso a scardinare quella dimensione nella quale stiamo approdando sempre più esageratamente distaccata, virtuale ed espressione di relazioni umane superficiali nonché permeate da uno stato di liquidità. La scelta artistica di questa esposizione aspira a stimolare interrogativi che, al di là della immediatezza della figurazione, sondano celati messaggi concettuali. L’arte, infatti, che da sempre è un qualcosa che si tocca e si sente, comporta necessariamente, un coinvolgimento sia dell’intelligenza razionale che della emotività. Proprio questa fusione potrebbe portare ad una lettura più esaustiva dell’opera.
Gli artisti coinvolti sono: Salvatore Alessi, Roberta Coni, Moreno Bondi, Adriano Fida, Enrique Moya, Sara Lovari, Franco Giletta, Antonio Finelli, Giuseppe Barilaro, Marco Stefanucci, Veronica Montanino, Francesco Bancheri, Elena Uliana, Re, Davide Dall’Osso, Ma Lin, Claudio Magrassi, Li Zi, Alessio Deli, Roberta Maola, Benjie Basili Morris, Teresa Merolla, Salvatore Pellegrino, Kristina Milakovic, Arteinacciaio Cavalieri, Lorenzo Santinelli, Gianluca Sità, Salvatore Cammilleri.

Sottobosco, 2017

 

L’empatia intesa come capacità di coinvolgere emotivamente il fruitore con un messaggio in cui lo stesso è portato ad immedesimarsi, sottolinea la presa di coscienza e la consapevolezza di un sentire che può rigenerarsi, anche, in un particolare modo di percepire l’arte. Ecco, dunque, l’intento della collettiva: cercare di sottolineare che l’empatia può intercorrere non solo tra persone ma anche tra persone e cose. Un quadro, una scultura, possono aiutare a rigenerare un sentire più completo, fatto sì della percezione immediata dell’immagine ma anche dell’individuazione del messaggio nascosto posto alla base del profilo concettuale dell’opera stessa. La figurazione concettuale può essere, quindi, la strada da percorrere per una rieducazione delle emozioni. L’osservatore non guarderà, quindi, l’opera con un atteggiamento permeato da puro sentimentalismo o da stupore per l’immagine, ma anche con un background del sentire più analitico e quindi utile a stimolare maggiori riflessioni. Ben venga tutto ciò perché possa, poi, come una eco trasferirsi a tutte le sfere del sentire.

Empatia
Galleria Triphè Roma
a cura di Maria Laura Perilli
Via delle Fosse di Castello 2 – Roma (Castel Sant’Angelo/ San Pietro)
Orario 10.00 – 13.00 16.00 – 19.00 dal Martedì al Sabato

BIAS 2018 – Hotel Metropole di Taormina

Saranno nove le opere di RE esposte per l’edizione 2018 della Bias. Evento inserito nel programma di incontri della Bias – Biennale Internazionale d’Arte Sacra, si svolge sabato 28 aprile alle 18 all’Hotel Metropole di Taormina, l’inaugurazione dei Padiglioni Filosofico, Scientifico e Abramitico.

Presenziano all’incontro, oltre al presidente BIAS e Wish, Chiara Modìca Donà dalle Rose, anche il sovrintendente ai Beni Culturali di Messina, Orazio Micali. Tra gli artisti che espongono nei padiglioni, Federico Bonelli, Ezio Cicciarella, Martin Emschermann, Edo Janic, Paolo Madonia, Ileana Milazzo, Claudio Sergio Perroni, RE, Sonia Ros, Tobia Ravà, Rosa Mundi, Volpato Paola.

Condizione a cura di Roberto Baciocchi

RE espone il ciclo di reverse Né in cielo né in terra nella mostra Condizione, a cura di Roberto Baciocchi, all’Elephant Paname di Parigi. L’evento di Parigi è curato da Roberto Baciocchi, che in occasione di Pad Paris, firma un’installazione, da lui chiamata “Condizione”, all’interno del Dôme di Elephant Paname a Parigi sempre in mostra al 5 al 29 aprile 2018. L’architetto crea un allestimento intimo, simbolico e fortemente radicato nel tessuto urbano, invitando visitatori e artisti a vivere un’esperienza di “vita reale”, con un forte contenuto emozionale. Quattro ambienti (un’anticamera, un salotto, uno spazio per socializzare e un giardino), scandiscono un percorso sensoriale dedicato all’arte e al design, dove le immagini, i suoni e i profumi interagiscono con il pubblico.

Baciocchi è tra i più importanti architetti internazionali nell’universo del lusso. È anche un designer e un grande collezionista. Il suo approccio al design è caratterizzato dall’innovazione, dall’attenzione ai dettagli e dal rispetto per il contesto storico, sociale e architettonico. Collabora da quarant’anni con Miuccia Prada e Patrizio Bertelli e ha progettato alcuni dei loro concept store più significativi dal punto di vista architettonico.

Elephant Paname 4-29 aprile
Rue Volney 10, Paris
4 aprile (solo su invito)
dal lunedì alla domenica 11h – 19h
www.elephantpaname.com
www.condizione.co


Lalleru: Re – Di chi sono gli occhi che guardano?

di Mosè Previti

Milazzo, contrada Paradiso, un giorno della scorsa estate, al tramonto. Le otto e circa, due colpi di clacson e con fatica riesco a centrare il vialetto della casa. La villetta vista golfo è un grazioso edificio modernista, gemello di un altro che spicca per la sua architettura nel paesaggio vetero razionalista dell’area. Scendo dall’auto, ad accogliermi ci sono RE e Giuseppe Morgana. Mi salutano con il solito affetto ed entriamo in casa.  L’ambiente del grande soggiorno è ingombro di opere. I lavori di RE sono dappertutto: in piedi accanto al camino, sul tavolo tondo, sulla poltrona, sulla sciccosa postazione dell’angolo bar. RE e le sue opere sono in fermento. Stanno per partire alla volta di Roma, per la prima personale capitolina dell’artista siculo tedesca.  Sediamo al tavolo della veranda, un bicchiere di vino e occhi allo spettacolo del cielo tirrenico spumeggiante di nuvole gassose striate di viola e verdi metallici. Un grillo salta fuori da una giovane palma rigogliosa, si poggia sul bracciolo della sedia e poi sparisce. RE anche. RE sparisce facilmente durante le cene a casa sua. O prepara qualcosa, o sta pensando a qualcosa. Non l’ho capito molto bene e mi piace questa sua vocazione alla smaterializzazione. Penso sia qualcosa che riguarda la sua arte, un vizio, o un’inclinazione alla dissolvenza che i suoi lavori testimoniano egregiamente. D’altra parte, nel giardino della sua villetta capita spesso di imbattersi in opere d’arte che l’artista lascia volutamente impressionare dagli agenti atmosferici. Nel folto dell’erba alta crescono le cose, la vita si nasconde e si manifesta in un ciclo ininterrotto di esperienze. L’artista, forse, sparisce per stare lì dentro e vedere da vicino, pilotare maternamente questo processo. I suoi lavori sono le ecografie di questa cova, il durante fecondo in cui le cose esistono, crescono, si modificano. È un tempo basso, infrasonoro, un tempo in cui si possono manifestare ombre, figure che non dovrebbero esistere, presenze di un tempo passato che l’artista custodisce personalmente con la strenua volontà di rinnovarne la meraviglia misteriosa. Lo svelamento di questa meraviglia, forse, sono le sue finestre.  Questi meccanismi pittorici nell’invito al superamento custodiscono un invito ad andare oltre, a superare il panorama per entrare nell’esperienza impalpabile della vita biologica e dei suoi segreti. La Natura, dea ctonia invisibile e ubiqua, abita queste opere. Le finestre cedono a questa potenza. Possono solo rimanere come gioco ipnotico, come sfida allo spettatore che non capendo finirà per amarle incondizionatamente.

Ho scritto che RE è un’artista sicula tedesca non solo perché RE ha una madre tedesca e una famiglia dalla lunga storia imparentata con la Germania, ma soprattutto perché RE incarna una versione del Romanticismo che suona particolarmente inusuale per il mood incontenibilmente mediterraneo e classicista a cui ci hanno abitato i pittori dell’Isola. Del Romanticismo ha la spinta spontanea al superamento, la fascinazione per l’energia indomabile della natura e il senso del sacro che essa custodisce, romantica è la sua tendenza istintiva a una visione umanissima e solidale e, al contempo, profondamente individuale delle cose del mondo. Forse per questo a un tratto poi sparisce, ha bisogno di quell’inquieta solitudine che è la premessa di ogni degna creazione.

La sua mostra romana s’intitolava “Di chi sono gli occhi che guardano?”. A quanto mi dicono, è stata un successo. D’altra parte, i suoi lavori sono di un’intensità emotiva che non ha bisogno di spiegazioni, piuttosto di occhi. E sono convinto che RE, a Roma come altrove, troverà sempre più occhi desiderosi di essere interrogati dalle sue opere.